Silvia Scorrano, Le acque sacre in Abruzzo. Dal culto allo sviluppo territoriale, D’Abruzzo Libri Edizioni Menabò, 2012.

di Silvia Scorrano

L’acqua, origine della vita, elemento sacro agli antichi, sostanza taumaturgica, fattore attrattivo nel processo di popolamento, è da sempre stata al centro di riti e di festività: ad essa sono stati consacrati luoghi di culto, in suo onore vengono compiuti riti propiziatori, essa è lo strumento per mezzo del quale avvengono le guarigioni.

Nella presente trattazione, il culto dell’acqua diventa un oggetto geografico con una propria dimensione fisica – dovuta alla geologia e alla geomorfologia dei luoghi – ma è anche un segno impresso sul territorio (approccio soggettivistico) che vive nella sfera intellettuale e spirituale del soggetto, produce emozioni e immaginazioni. Ma il culto delle acque può diventare un volano di sviluppo turistico, e di quale tipologia di turismo? Per rispondere a questi interrogativi l’Autore ha strutturato la ricerca su tre diversi livelli:

  • Prima tappa: culto dell’acqua quale oggetto geografico;

  • Seconda tappa: culto dell’acqua quale segno impresso sul territorio nel corso dei secoli;

  • Terza tappa: culto dell’acqua come segno che genera significati in grado di caratterizzare un luogo.

La terza tappa si innesta sul dibattito culturale e politico degli ultimi decenni incentrato su nuove prospettive di sviluppo orientate ad assumere il patrimonio culturale come una delle risorse che meglio si presta a favorire una crescita economica senza rilevanti alterazioni ambientali.

 

Si delinea, quindi, un processo interpretativo che partendo dal territorio recupera il bene culturale acqua, con i simboli e i segni che gli appartengono, e lo inserisce in un circuito di valorizzazione culturale ed economica di aree marginali, vale a dire un futuro dal passato.